Arrampicata in Toscana
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Castellani-Vampa, Balza della Penna, Monte Montiego (Castellani e Vampa 1966. Richiodata Castellani Tenti 2006)
D+, 6B (obb. 5A), III, S1, S

Come per altre vie nei dintorni anche questa montagna può essere piuttosto vicina o inaccetabilmente lontana a seconda di quale parte della Toscana si abita. Siamo in Appennino Marchigiano, provincia di Pesaro e Urbino, e la distanza da Firenze difficilmente potrebbe essere giustificata dalla via, a meno di voler esplorare nuovi mondi e nuova roccia. La mia avventura inizia da Anghiari, dove faccio base presso casa di un amico: da qui la parete dista un’oretta di macchina, giusto il tempo per finire di digerire i sambudelli alla brace della sera prima.
La parete offre una via normale solo parzialmente alpinistica, molto facile e di grado poco più che escursionistico (sempre necessari casco corda e un minimo di attrezzatura ed esperienza alpinistica, ovviamente). Noi optiamo per la via Castellani-Vampa che sale a metà parete ricollegandosi alla normale. La giornata è calda, di un caldo anomalo per la stagione (ne parleranno tutti i giornali), le cordate si impantanano un po' sul 5° tiro e questo unito al caldo eccessivo ci costringerà una volta usciti dalla via a scendere (facilmente) lungo la normale invece che seguirla in salita fino alla cima. Tornerò sulla cima una volta che sarò in vena di vie riposanti. Al ritorno fermatevi al bar osteria del Grillo, ad Apecchio, un posto old style per una piadina e un caffè fatto con la moka.

La via è bella e (decisamente) solare, esposta a Sud, chiodata decisamente da falesia e non eccessivamente esposta, la roccia abbastanza buona anche se qua e là da sondare. Si viaggia tra il 4c e il 5b ma il 5° tiro oppone gradi di sesto superiore, in genere anche per la roccia un po’ sporca viene affrontato tutto in A0. Sono necessari 16-18 rinvii e sono utili 5 o 6 cordini/fettucce (per il 5° tiro in artificiale).

L1- Si sale qualche metro in verticale e si monta quindi sul poco accennato spigolo, che si rimonta seguendo gli spit con qualche passo di max 5a. Sosta su fix con catena e anello di calata, 30 m IV+.
L2- Alzarsi dalla sosta e al primo fix iniziare un traverso facile a sinistra per una decina di metri aggirando una zona vegetata, al pilastro successivo si torna in verticale qualche metro fino alla sosta con fix e catena. 25m IV-.
L3- Risalire il pilastro verticale con max passi di 5b andando a sostare tra le braccia di un leccio. Sosta su fix e catena, 30 m V.
L4- Traverso ascendente a sinistra per qualche metro (IV-) e poi decisamente in traverso a sinistra su rocce facili (III) fino alla cengia, dove si cammina verso sinistra fino alla sosta da unire con cordino (o anche no, sono due bei fix!), 25 m.
L5- Tiro chiave, ci si sposta con pochi movimenti a sinistra fino al diedro con fessura, grado 6a con passi di 6b+ ma io l’ho percorsa in A0 utilizzando gli spit ravvicinati (60cm, raramente 1 metro). I tratti chiave sono alla partenza del diedro e a metà, poi migliora, fattibile sempre in artificiale sotto il tetto quando inizia a traversare verso destra per qualche metro, quindi risale un diedro prima con qualche passo duro (sempre fattibile in artificale), quindi più facile. Si sosta (con catena) sotto un altro leccio che tiene fermo un sasso ammazzacristiani. 25 m.
L6- Si continua a salire lungo il diedro (i numerosi spit permettono di riabituarsi piano piano alla salita in libera, salite fiduciosi che dall’albero non tutti gli spit si vedono) su passi di 4c, poi 5a, infine qualche passo di 5b aiutato da un altro provvidenziale leccio. Si sbuca sulla ampissima cengia della normale, dove le difficoltà sono finite. Salire fino a una catena in alto con bollo rosso. V 25 m.

Per i motivi sopra detti non abbiamo continuato lungo la normale fino alla vetta, quindi descriverò la discesa che può tornare comunque utile. Discesa: ci si può mettere le scarpe. Ci si alza sulla cengia verso la parete fino a raggiungerla, da qui si inizia a camminare a sinistra (un cordino) fino a incontrare in prossimità di un canalone due spit colorati di rosso. Al secondo spit si può approntare una calatina in doppia su roccette semplici oppure in disarrampicata nel canalino sulla destra (faccia a valle) per una decina di metri fino alla cengia sottostante (gli spit segnano la via). Sulla cengia resta solo da camminare per una cinquantina di metri fino a sbucare nel boschetto dietro la parete (bolli rossi che segnano l’inizio della normale). Un sentierino zigzagante segnato con nastrini agli alberi riporta al sentiero alla base della parete, che si segue (di corsa, se ci sono altre cordate ancora in parete!) fino al sentierino iniziale.


Balzo alla Penna

Quinto tiro duro

Verso l'uscita